- - - - - - - - - - Panorama della Val d'Agri da Santarcangelo, sullo sfondo delle Murge di Sant'Oronzo, con la "Timpa Furcella", tra Missanello e San Martino d'Agri - - - - - - - - - -

Paesi della Val d'Agri - Santarcangelo


Sant'Arcangelo è un comune italiano di 6.488 abitanti della provincia di Potenza.
Il paese sorge in collina, a 388 metri sul livello del mare, lungo la valle del fiume Agri.
Il territorio del comune ha un'estensione di 188,47 km2. Dista 89 km da Potenza e 78 km da Matera.
Nell'agro di Sant'Arcangelo si trovano insediamenti risalenti all'VIII secolo a.C., periodo in cui tutta l'area era densamente popolata da un antico popolo, gli Enotri, proveniente dall'Arcadia. Nell'arco temporale identificato tra la fine del V secolo a.C. e gli inizi del IV, la valle dell'Agri viene occupata dai Lucani, un popolo guerriero di stirpe oscosabellica che conquistarono ed assorbirono gli Enotri, a questo periodo infatti risale il sito della comunità di San Brancato dove negli anni ottanta è stata scoperta un'importante necropoli, con circa duecentoventi sepolture.
Successivamente è stato rinvenuto un borgo abitato databile al IV-III secolo a.C. tra la fontana sita in contrada Gavazzo a quella sita in contrada Cannone e da questa a quella sita in contrada Mulino. Nel III secolo, con la conquista romana e la II guerra punica, i Lucani entrano nel sistema istituzionale di Roma come “soci”, mentre nel I secolo e con le guerre sociali conquistano la cittadinanza romana “optime iure”. La decadenza del centro di San Brancato coincide con la fondazione delle colonie latine, mentre il punto di riferimento diventa la colonia romana della vicina Grumentum.
Nel VII secolo vi fu l'emigrazione dei monaci bizantini, chiamati Basiliani, che lasciavano la Siria, la Libia e l'Egitto devastati dalle prime invasioni arabe. La conquista dell'Italia da parte dei Bizantini fu compiuta da Belisario e Narsete, però il dominio greco venne subito ostacolato dai Longobardi che, scesi dal settentrione, avevano occupato vasti territori. La simultaneità longobarda e bizantina porta con sé anche un problema toponomastico in quanto il nome San Brancato secondo alcuni deriverebbe da San Barbato vescovo longobardo, secondo altri da San Pancrazio, questa seconda ipotesi pone il problema di rivedere in modo più critico l'origine stessa del nome Sant'Arcangelo.
I Longobardi giunsero in Italia dalla Pannonia, l'attuale Ungheria, guidati dal loro re Alboino, e sconfitti i Bizantini, costituirono il Ducato di Benevento, autonomo rispetto al Regno Longobardo e, in questa epoca, fondarono Sant'Arcangelo (seconda metà del VII secolo), chiamandolo così per devozione all'arcangelo Michele, loro patrono. Sant'Arcangelo è attestato in Catalogus Baronum (aa. 1150-1168) <et in Sancto Archangelo> n° 72, il toponimo si riferisce al culto di S. Michele, patrono del paese (TCI Ann.).
L'arma ed il nome non han bisogno di spiegazione: nulla meno giova ricordare che l'arcangelo san Michele era il protettore dei Longobardi, epperò a quell'epoca agevolmente possa risalir l'origine. Il Lacava afferma poi, ed il Racioppi nega, che sia una delle 12 città ripartite tra 12 Conti Normanni nelle prime conquiste: ad ogni modo è certo che a quel tempo era terra di non poca importanza. Appare infatti dal Catalogo dei Baroni recensiti per il servizio militare sotto Guglielmo il Buono, qual feudo di 10 militi, dei quali 6 spettanti al dominio diretto, ch'era il conte Berteraimo di Andria (che aveva pure Policoro, Colobraro ecc. in Basilicata) e 4 ad altrettanti suffeudatarii, che con l'aumento ne presentarono più del doppio, oltre un gran numero di serventi secondo il costume. Emerge in seguito dalla carte Angioine, e propriamente agli ultimi anni di Carlo II, un atto di prepotenza di un certo feudatario di Sant'Arcangelo, di cui si tace il nome, che, pretendendo di suo diritto la chiesa e badia di Santa Maria d'Orsoleo, mandò di forza a scassinarne le porte ed asportarne il meglio che v'era; onde avutosene ricorso dal Vescono d'Anglona, questi conseguì ordine reale il 12 novembre 1305, perché il Giustiziere di Basilicata avesse cura far restituire la chiesa e gli altri bene ingiustamente occupati.
All'epoca durazzesca era di Nicolò Lamarra, da cui passava nel 1390 a Beatrice di Ponziaco, e poi a Carlo Artus, ai Visconti Giocoli ed a seguire a Pietro Barrile, la cui Casa il 27 agosto 1826 ne otteneva il titolo di principe; ma estinta questa negli Spinelli perveniva qual semplice feudo alla famiglia Colonna dei Principi di Stigliano. Per quel riguarda il titolo di Principe per contrario trovasi passato fin dal 1853 nei Ricciardi, duchi di Caivano, marchesi di Fuscaldo e conti dei Camadoli.
Fu poi Sede di Mandamento con 4.703 abitanti del Circondario di Lagonegro e diocesi d'Anglona e Tursi: ha chiesa parrocchiale sotto il titolo di san Nicola di Bari, e la cura d'un arciprete con altre 4 cappelle e 5 confraternite, poi opere pie riunite per la beneficenza ed istituto di prestanza. Aveva anche un convento di riformati con 4 padri e 3 laici, oltre i minori osservanti in numero di 12 padri e 12 laici, allocati nel Monastero d'Orsoleo.

Siti web:
http://www.comune.santarcangelo.pz.it 
http://www.aptbasilicata.it/Sant-Arcangelo.351.0.html
http://www.basilicata.cc/lucania/sarcangelo/index0.htm

Mappa Sant'Arcangelo
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